giovedì, marzo 27, 2008

Pro e contro

O sinistra "sinistra" perché di tento inganni i figli tuoi?

Così, parafrasando un rattoppato Leopardi, potrebbero esprimersi la maggior parte dei tipi sinistri che per il bloggame s'aggirano, e il bloggame fanno, nel loro continuo lamentarsi del progetto unitario e veramente "de sinistra" che ancor gli manca, che da tempo gli manca, che da sempre gli manca (facevo le elementari che già se ne parlava). Ammesso che abbiano mai letto Leopardi. Eh sì, perché Leopardi sa ancora ancora un po' di credente, per i sinistri, perchè si fa le domande. Dante, non parliamone: lo si evita (anagramma di "vieta" ma guarda) a scuola e ovunque si può. Pasolini? Eh adesso che sembra c'avesse il senso religioso pure lui, lo evitano come la lebbra. Sì, insomma, evitano tutto. Si astengono dai dati perchè i dati fanno parte del reale, il reale c'entra con la verità delle cose, la verità gli metti la maiuscola e sei fottuto... quindi lontano dai dati, lontano dal culo. A questo punto, cultura niente, dato reale niente cosa resta? L'io. Ma l'io me lo gestisco io (è mio) e soprattutto non sei tu, chiunque tu sia. E allora ecco i litigi e giù botte da orbi. Se le danno di santa (ops, pardon) ragione (ri-ops, ri-pardon) e se menano come tassisti. Il criterio guida di questo io smodato è l'essere "contro". Contro tutto: vita e morte, aborto e non, coppie di fatto e coppie disfatte, Israele, Olp, Anp, ahm, gulp, tutto. Se sei contro sei a posto. Contro Berlusconi e contro Bertinotti, contro D'Alema e contro gli Ulema, contro Bush e contro Dash, contro la mamma di Cogne e contro il Ris di Parma: sempre e comunque contro. Ecco perchè non sono uniti, i sinistri: sono troppo contro. Ecco perché Magdi Allam diventa una bertuccia, per i sinistri: non possono chiamarlo topo. Così facevano i nazisti con gli ebrei. Loro sono diversi, sono contro i nazisti e lo chiamano scimmia, che secondo loro è molto meglio di topo e più umano (per via di Darwin e dell'evoluzionismo). Ecco allora, è per aprire il dialogo col diverso, anche riprendendo il clima di pace suscitato dalla conversione di Allam e dei 138 intellettuali islamici, che anch'io sento il bisogno di un più profondo sentire anche con quest'altra parte e da giorni sto pensando a come rivolgermi a sti sinistri in forma di vero dialogo. Ed ecco l'illuminazione: come sarebbe "come"? Ma certo: anch'io posso esserlo, in dialogo, se dico come recita il titolo del documento dei 138 intellettuali che porta un nome evocativo: "Una parola tra noi". Ed ecco, illuminato in visione notturna dall'icona di Beppe Grillo, la parola con cui mi rivolgo alla sinistra-contro: "mavafangula, va".

mercoledì, marzo 26, 2008

Pure la "fatwa laica" ci voleva, pure...

Eh no, non è mica vero che l'Islam è violento. Non è antisemita del tutto, non è per la morte del tutto. E' moderato. E' moderatamente violento, moderatamente antisemita. Moderatamente nazista, non del tutto nazista. Eccheccazzo. Tutto questo lo è moderatamente. Se no come potrebbe essere accettato nel politically correct occidentale che gli fa da morbido giaciglio per una agevole e, perché no, anche piacevole violazione della nostra società, civiltà e persona? Come potrebbe la sinistra no global accettare i nazisti? Accetta invece un moderato nazismo, antisemita e sedicente "pro Palestina". Il fatto è che a sinistra non c'è testa: c'è rabbia. Tanta rabbia che però dev'essere moderatamente mostrata per quel che è. Mica ci si può sputtanare del tutto. Ed ecco che la satira, vignette, canzonette e tiro con le freccette, diventa lo sport preferito dei tipi sinistri. Sotto il nome di satira può passare tutto. Beppe Grillo, che è in fin dei conti la loro vera icona, insegna e spara più cagate di un elefante con la diarrea. Poi c'è il mito Vauro (guai a chi dice che è un pirla). E i blog? la maggior parte dei blog sinistri se la cantano e se la suonano. Non una voce contro, non un tentativo di approfondimento, non una voce fuori del coro: "hai visto qui? sì e hai sentito là? e quello che faccia c'ha..." questo il livello medio. Lo si trova specialmente su blogghetti provinciali, infarciti e impestati di truculenza anticattolica. Adesso si sono impegnati tutti nel "lancio della fatwa laica". Si fa così: si prende un difensore della cristianità, meglio se non da sempre quindi tipo Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara, Magdi Allam, e lo si mette alla berlina, lo si insulta magari anche sul piano fisico con insulti ed espressioni ignonimiosi del tipo: ciccione e grassone lardoso (Ferrara), tumorata di Dio (Fallaci), scimmia o bertuccia cristiana (Magdi Allam) e poi ci si ripete le battute copiaincollandosele a vicenda. Poi si litiga un po' per fare scena: tu sei troppo tenero con lui/lei, no non è vero, sei tu che sei sionista... e via così. Certo qualcuno onesto c'è, ma si contano sulle dita di una mano amputata. Questa è l'intellighenzia laica e di sinistra, quella che rinfaccia alla Chiesa e a chi crede una presunta chiusura culturale, quella in cui ci si dà reciprocamente di gomito quando parla un credente. Questa è la sinistra e questa è la sua fatwa.
Come diceva Totò? "Scusa, apri l'occhio..."

martedì, marzo 25, 2008

Lameduck, la Pasqua e il treno per Yuma


Alle tre di venerdì abbiamo detto: è morto. Poi la Pasqua. Passata la Pasqua e anche la pasquetta, si torna al lavoro e dopo pranzi più o meno luculliani, agnelli e capretti con appelli salvavita, lasagne e uova con sorpresa suon di euri, ricominciano le rotture di uova. Senza neanche la sorpresa. Però novità in questi giorni ce ne sono state: una delle più belle per me è stato il vedere le tracce del positivo dell'esperienza cristiana emergere anche per chi non crede. La Pasqua porta alla luce, riconduce alla ribalta e rimette a tema il positivo, la speranza sulla vita che è in realtà quotidiana e che è difficile annientare. Per esempio: stasera ho detto al musulmano che mi vendeva il kebab "Buona Pasqua" e lui mi ha risposto "Buona Pasqua" e non mi ha affettato con l'arnese che sempre usa per affettare il kebab (probabilmente lo farà domani...). Ieri Lameduck, una cara mangiapreti e amante del cinema, ha illustrato (anche usando eloquenti immagini cinematografiche) cos'è per lei il Cristianesimo; ha spiegato poi anche che Cristo non devi ragionarlo: devi seguirlo. A un'altra "amica online" hanno sbattuto giù il blog: risorgerà anche lui spero e anche lei non dispera, anzi. La faccio facile? Non so, forse. Vogliamo a volte non crederci, a volte non vogliamo arrenderci a riconoscerlo, ma il positivo c'è e ci chiama: proprio attraverso le piccole cose, magari anche "di pessimo gusto" che spesso però si tramutano poi anche in cose grandiose. Perché l'ipotesi positiva c'è su tutto e basta riconoscerla. Così ha detto in certo qual modo anche Lameduck se non tradisco, ma non credo, il senso delle sue parole. Così ha affermato con sorta di ingenua potenza Magdi Allam facendosi battezzare (e ora...). Così ha affermato mia figlia di cinque anni quando la notte di Pasqua guardandomi ha detto: lo sai, è risorto Gesù. Ma il positivo l'abbiamo visto e che la vita può cambiare pure, inutile negarlo. E che c'è un io altrettanto nuovo e pronto ad affrontarla, anche. Proprio come in "Quel treno per per Yuma" che è un film (che non si può a mio parere far a meno di vedere) che parla di un viaggio e dei compagni di viaggio che si possono incontrare, guardare e riconoscere. Occorre allora cercare, adocchiare i compagni di viaggio.

giovedì, marzo 20, 2008

Siamo prossimi

Siamo prossimi alla Pasqua. E siamo, perciò, badate bene prossimi all'umanità: ne possiamo condividere i sentimenti e il patire senza esser perciò disperati. Se c'è spesso, o talvolta, una mano a noi prossima, pronta a prenderci e tirarci su e poi tenerci saldi almeno per un po', dobbiamo o almeno possiamo riconoscere che questa mano è mano che non scompare, che non si ritrae neppure per timore, che non si volatilizza come spesso temiamo. E' così grazie alla scritta della foto. E' perciò che è potuta essere una mano di cui serbiamo ricordi anche umani, mano di uomini e donne, genitori e amici: che c'è stata ed è poi tornata, non solo alla memoria ma anche al nostro fianco. Chiusa a coppa, per abbeverarci a un'acqua cui non saremmo stati capaci d'arrivare a bere; che si porgeva, pelle ancora fresca ma già un po' ruvida per l'età, alla nostra piccola mano e ci portava a guardare più in alto. Che ci stringeva e ci stringe. Mano capace di abbattersi, anche, per farci riavere... . Di tutto questo c'é di che esser grati. Ma c'è purtroppo un timore che ci ammazza, che ci schianta le gambe anzichè farci correre con le "molle d'acciaio"; si tratta insomma di quella nostra umana quasi condanna che ci par di percepire: quasi condannati a non credere per non voler vedere, sembriamo non osare sperare, sembriamo incapaci di alzare la testa, dalla terra, dal tornio o dal foglio di carta, patinata o elettronica o uso mano. Ecco perché propongo, con questa foto, solo poche parole: ricordo dall'Università Cattolica 1983, esperienza presente, augurio per ciascuno.

Cosa succede? Sembra qualcosa...

Cosa succede... non succede una beata fava. Succede che il lavoro va avanti ma sei tu che non ti muovi, succede che c'è chi ha bisogno e non riesci a dargli non dico una mezza mano ma neanche un dito, succede che vai a letto alle cinque e ti alzi alle sette, succede che t'incazzi male, succede insomma un gran casino quotidiano ma sembra che succeda tutto senza che nulla cambi e, a volte, senza di te. Volevamo una vita spericolata, che non è mai tardi, che non dormi mai? Telaqui.
Ma "l'ipotesi positiva su tutto ciò che vive" torna a stagliarsi seppur confusamente e a farsi scorgere nitida nella nebbiosa giornata, seppur dura da scorgere tra la carta e penna digitale che affatica gli occhi e la zucca. Perciò, il mio sentimento di vera gratitutidine va a chi in questo periodo dei miei quarant'anni inoltrati, che sono forse anzi certo la seconda metà già cominciata della vita, questa ipotesi positiva me la ricorda grazie al cielo ancora.

martedì, marzo 11, 2008

Sul filo del rasoio

Negli anni del nazismo non ci sono stati solo i campi di sterminio. Eutanasia infantile (aborto fino al sesto, settimo, ottavo, nono mese va da sé...) su bambini malformati e ritardati mentali veniva esercita fino ad almeno i primi quattro anni di vita. Idea del baffetto? No idea di un mesto signore la cui vita era stata intristita e afflitta dalla nascita di un figlio deforme. Risultato della sua lettera scritta al Fuhrer, in cui chiedeva se si potesse sopprimere il figlio, fu non solo l'assenso ma l'introduzione di questa bella pratica in appositi istituti e la nascita di un comitato che aveva lo scopo di valutare se per i soggetti che lì venivano sottoposti "valesse o no la pena di vivere". I cervelli dei soppressi (circa 60.000) sono stati conservati e utilizzati fino a pochi anni fa a scopo di ricerca. Roba passata? Peter Singer, filosofo e docente di Princeton oggi afferma queste cosette: "Se non c'è coscienza, autonomia e comprensione del futuro non c'è persona. I feti, i neonati e i menomati cerebrali non hanno diritto alla vita" e anche "Il neonato disabile deve essere ucciso prima possibile, perchè poi sviluppa un legame troppo forte fra la madre e il figlio". Teh, va! Questa cosa mi fa dire che chi afferma oggi che l'eutanasia è a salvaguardia della persona ed è generata da un vero rispetto si muove proprio sul filo di un affilatissimo rasoio. Occhio al pelo...

martedì, marzo 04, 2008

Inizio con cena nei pressi di Fidenza

Sul blog di Cloro (vedi link all'elenco dei link, giù a fianco) è nata una "bella" discussione, anche se un po' incazzosa. Ecco qui un ulteriore commento, per non appesantire troppo di mio quel blog. Perchè credere, perché credere oggi? Perchè siamo qui dove siamo? Per un inizio. Perché valeva la pena cominciare. Sono andato una volta a cena, nei pressi di Fidenza, accettando un'invito. Prima di arrivare sapevo forse cosa avrei e se avrei mangiato? Chi può dirsi ragionevolmente certo di un evento simile? Eppure sono andato a quella cena, così come ciascuno di noi fa quasi ogni giorno. Nello specifico non era forse, la prima, una cena: era forse una vacanza... . Ma poco cambia. Si torna dalla cena, si torna dalla montagna: si continua. Ogni giorno una verifica. Si verifica quella che a me piace chiamare la "tenuta". Oggi io son qui per questa tenuta e perché mi si è reso evidente che valeva la pena cominciare. L'ipotesi, o meglio la promessa, non è venuta meno. Grazie dunque, e non solo grazie, a chi rendendosene tramite ha permesso l'inizio: ad Antonio, a Marilena, a Michele, a Gabriele, a Stefano, all'altro Michele, a Marta, a Fabio, a Paolo... che purtroppo, come mi han detto, non c'è più. E grazie a chi c'è ogni giorno. Questa potrebbe essere, forse e in sintesi, la descrizione dell'inizio del percorso razionale del credere.
A questo aggiungo il contributo del mio amico Lele: c'è stata una "verifica sperimentale" che dopo l'inizio mi ha fatto proseguire. E la verifica sperimentale fa parte del metodo scientifico. Detta in parole poverissime significa, e ridice, che giorno per giorno l'ipotesi di partenza viene verificata per vedere se "tiene" nel tempo. Qual era l'ipotesi? Che ne valesse la pena. Intanto eccomi qui, oggi, in Brianza.
Sulla ragionevolezza del credere vale insomma per me, e molto, l'esempio dell'invito a cena.