giovedì, aprile 24, 2008

Immotivata (?) omofobia

Perché sono omofobo? Purtroppo non sono riuscito, aimè, a trovare quel video in cui Grillini afferma che i bambini provocano col loro sguardo e atteggiamento le attenzioni degli adulti costituendosi così come fattore scatenante, se non addirittura come diretti responsabili, delle pulsioni e delle conseguenti azioni pedofile. Quella sarebbe stata un'eloquente spiegazione... . Fa niente, perché altra letteratura abbonda e andando a spulciare gli archivi si possono facilmente individuare molte connessioni fra il mondo omosessuale e quello pedofilo fino a poter dire che questi costituiscono, in realtà, quasi un unicum. Prima fra tutte le prove o almeno argomento a favore di quanto affermo è la consonanza tra Franco Grillini e i fondatori storici del Fuori, il Fronte omossessuale italiano sedicente rivoluzionario, vale a dire Angelo Pezzana e Mario Mieli. Mieli per esempio diceva già negli anni '70: “Non possiamo raffigurarci l'importanza del contributo fornito alla rivoluzione e all'emancipazione umana dalla liberazione progressiva del sadismo, del masochismo, della pederastia propriamente detta, della gerontofilia, della zooerastia, dell'autoerotismo, del feticismo, della scatologia, dell'urofilia, dell'esibizionismo, del voyeurismo, ecc.)”. Anni in cui la lobby o forse allora solo l'ambito organizzato degli omosessuali italiani chiedeva già la “cancellazione di tutte le leggi che determinano una età per le relazioni sessuali consensuali”. E in quegli stessi anni il movimento omosessuale americano aveva un portavoce che, guarda caso, era anche portavoce del NAMBLA, la North American Man-Boy love Association, discussa e spesso accusata associazione di pedofili, ricca di affiliati coinvolti e perseguiti per atti di violenza sessuale nei confronti di minori; e questo portavoce diceva: "l'obiettivo ultimo del movimento di liberazione degli omosessuali è il raggiungimento della libertà di espressione sessuale per tutti, non solo per adulti gay e lesbiche, ma anche per i ragazzi e i bambini”. Non se basta, a me sì.

ps: comunque la cosa che più mi colpisce di Grillini è che ho letto, senza però riuscire a verificare la fonte, che a sette anni sarebbe scappato con la bidella della scuola, sedotta con una stecca di Nazionali senza filtro... sarà una bufala (che le Nazionali erano senza filtro)? boh!

mercoledì, aprile 23, 2008

Lucio Lao, dalla Cambogia IV

Siamo al quarto resoconto di viaggio di Lucio Lao, che trascorre rilassanti momenti in compagnia delle 4.000 isole, teme le zanzare ma se ne salva, ammira giocolieri stranieri, nuota e fa tubbing nel Mekong in attesa del tramonto. Fine del Laos. Il mio riassunto è appositamente breve per non disturbare troppo. Buona lettura come sempre.

Prima del confine con la Cambogia il Mekong si allarga rimpiendosi di isole e isolotti. E' anche una zona di rapide e cascate, abbastanza grandi nonostante sia la stagione secca. E' la zona delle 4000 isole, Si Phan Don. Arrivo a Nakasan con un minivan, e prendo una delle canoee che fanno la spola per i turisti. L'isola di Don Det e' a sud e, pur essendo quella con piu' guest house, come le altre e' senza elettricita' e i generatori fermano alle 22.00. Le sistemazioni sono veramente spartane, piccoli bungalow con solo un letto e amaca (2 euro a notte). Temevo le zanzare, che invece per fortuna sono quasi assenti.Sull'isola l'atmosfera e' rilassata, come turisti ci sono solo backpackers e ritrovo qualcuno gia' incontrato. I locali sono contadini-pescatori. Inizio l'attivita' con classico giro in bici.C'e' un ponte per una ferrovia a scartamento ridotto costruito dai francesi negli anni '30 per sviluppare il traffico commerciale lungo il Mekong. Nonostante il progetto sia stato un fallimento, ora consente di andare sull'isola Don Khan piu' a sud. Vedo le cascate, belle, evito il giro in barca per vedere gli ultimi delfini del Mekong, deve essere un mezzo pacco, e poi bagno nelle rapide che finiscono in una laguna con sabbia bianca che potrebbe essere ai caraibi. Fa un caldo boia. Il secondo giorno vorrei fare un giro in kayak, ne trovo diversi ma per varie ragioni nessuno me lo affitta ... sembra che non gli interessi proprio, anche se sono li per quello. Strana gente. Per fare qualcosa, con un canadese vado a nuoto su 4 piccoli isolotti vicini, la corrente qui e' lenta e in certi punti una mezza palude. Il canadese, ma anche altri, sono bravi giocolieri, palle, clave, bastoni ... e' un hobby che non abbiamo in Italia, ma non mi sembra per niente male per un giovane. Poi viene la parte piu' divertente: il tramonto sul Mekong, classica attivita' per turisti ma qui e' veramente qualcosa di speciale. Ci lasciano in mezzo a un ramo ampio del Mekong con delle grosse camere d'aria (si chiama tubbing). Il gruppo e' sostanzialmente di inglesi, matti ed organizzati: il secchiello con ghiaccio, coca cola e whisky lao passa da uno all'altro, con grande baldoria. In quanto unico italiano mi tocca cantare O sole mio e altre amenita'. Il sole scende e dopo due ore alla fine fa plic nell'acqua proprio davanti a me ... una bella giornata. Il Laos e' finito. Mi sembra di essere in giro da piu' tempo, ho la sensazione che il tempo si dilati. Per finire, in bocca al lupo alla spedizione sul Mischabel. Peccato non esserci.

martedì, aprile 22, 2008

Lucio Lao dalla Cambogia III

Terza puntata del resoconto di viaggio di Lucio Lao giunto a Pakse. Una breve nota a margine, questa volta: spero che la mia dichiarata omofobia non offenda nessuno e tantomeno Lucio Lao o qualcuno dei suoi amici. Si tratta di omofobia "politica" e non di sostanza. Buona eventuale lettura.

Arrivo alle 6.30 a Pakse con il bus della notte, tipo VIP con tutti i confort.
Prendo il bus di linea verso sud x le 4000 isole, qui sono l'unico turista e non mi dispiace. Anziche' andare direttamente alle 4000 isole, tutto sommato decido di scendere al KM 30. Li c'e' la deviazione per Champasak, e il Mekong da attraversare.
Mi da un passaggio sul cassone un camion sgangherato, carico di mattoni (!!) e con tre bambini.
Anche per loro, come in tanti altri casi, sono motivo di divertimento, sara' per la pelata o essere un mezzo gigante...
Ho con me qualche scatola di pennarelli e matite, che gli do ed e' una emozione vedere il loro stupore ...
Per attraversare il Mekong c'e' un servizio di chiatte rudimentali fatte con due scafi di legno con assi e tronchi.
Salgono circa 4 macchine, il pilota poi gira di 90 gradi ed inizia la traversata, divertente.

Dall'altra parte c'e' il piccolo villaggio di Champasak.
Da una parte il fiume, dall'altra i campi e poi un piccolo rilievo montuoso con ai piedi il sito archeologico del Wat Phu,
prima capitale dell'impero khmer 800-900 dc circa, antecedente al piu' famoso Angkor Wat in Cambogia.

Mi sistemo in una pensione con veranda e amache sul fiume ...
doccia, lettura e relax chiaccherando con una coppia francese in bici, con Attila tedesco 40 enne di origine turca in giro da oltre 2 anni e una olandese diciottenne in viaggio da 8 mesi ...

Nel pomeriggio prendo la bici per andare al Wat Phu.
Faccio prima un giro nei campi di frumento (adesso le risaie sono secche) con i contadini con quel tipico cappello a cono schiacciato fatto con foglie di palma... non potevo mancarli ...
Il WAt Phu e' poca cosa ma carino, mi ricorda qualcosa gia' visto in Messico anche se il posto non ha la magia di palenque.
C'e' anche un piccolo museo che ovviamente non tralascio.
La bici ha bucato e i 10 km del ritorno sono una faticata, alleviata parzialmente dall'aggancio ad un motocoltivatore.
Anche in questo caso molto divertimento per tutti.
Mi fermano 2 giovani monaci, impossibile parlare con l'inglese all'osso, ma mi offrono da bere ... il Laos continua a piacermi.
I laotiani sono gente molto amichevole, salutano sempre (sabaidiii), ringraziano, non urlano, parlano che sembrano miagolii, e poi non puzzano.

La serata sulla veranda tiro tardi in compagnia di tre ragazzi laotiani di Ventiane, bevendo laobeer (buona, forse l'unico prodotto nazionale conosciuto in asia), mostrando foto e ascoltando musica.
Sono dotato di Ipod regalatomi da Irene, caricato con una compilation quasi tutta italiana da Roberto che ringrazio ...
anche Venditti in Laos puo' piacere.

Per quanto riguarda le informazioni piccanti richieste: il laos non e' una meta di turismo sessuale, non ammesso dal regime che pero' e' tollerante verso i gay (entrambe le cose apprezzabili)
l'oppio e' coltivato al nord ma non ne ho mai sentito parlare nei posti visitati, in compenso in alcuni altri la mariuana e' libera, ad esempio alle 4000 isole appunto ...

venerdì, aprile 18, 2008

Lucio Lao, dalla Cambogia II

Ecco la seconda parte del resconto di Lucio Lao: anche questa volta sempre molto interessante.
Buona lettura.

Sono arrivato a Ventiane, capitale del Laos. Aver iniziato a fare un po' di km mi fa sentire subito meglio. 9 ore su un autobus di seconda classe (il VIP era gia' pieno) con sedili a misura di orientale sono passate veloci, e la vacanza comincia a prendere il senso del viaggio. Ventiane e' una capitale tranquilla. Poco traffico, poco rumore, alle 23.00 tutto spento. Ma abbastanza sporca. E' la capitale del Laos, appunto. Non e' una bella citta', ma la trovo piacevolmente a mia misura. La mattina prendo una bici, non e' difficile da girare: da una parte c'e' l'onnipresente Mekong, e al di la' e' gia' Tailandia, dall'altra c'e' il centro e poi strade ordinate a scacchiera disegnate dai francesi. Qualche bella casetta coloniale, il viale con le ambasciate francese, Malese, tailandese , l'Italia non c'e', gli USA hanno una roccaforte tutta a parte. Qualche brutto edificio di epoca piu' recente, stile ex DDR, probabilmente costruito con finanziamenti sovietici. Prima tappa al Pha That Luang, monumentale stupa buddista, tutta dorata, simbolo del nazionalismo laotiano ... restaurata dai francesi in epoca coloniale ... Il Patuxai ricorda l' arco di trionfo con varianti orientali, che guarda caso da sul viale delle ambasciate ... il richiamo e' scontato. Giro al mercato principale, il Talat Sao, coperto su due piani. Come sempre e' una tappa che prediligo, tanti colori, stoffe soprattutto, al piano superiore si concentrano gli orafi. In tutto Ventiane, e quindi in Laos, non c'e' un solo centro commerciale. Vicino c'e' invece un mercato scoperto, baracche di lamiera e tendoni, su terra battuta ... e' il mercato alimentare, mi da l'idea di poverta', soprattutti i pochi banchi di carne ... quelli che vedo non sono invitanti (eufemismo) ... casualmente prima ho pranzato in un locale vegetariano (2 USD) e tutto sommato ne sono felice. Ultima tappa il Museo Nazionale del Lasos (!!). Lo stile e' quello di (auto)celebrazione della rivoluzione, che ha portato il Pathet Lao nel '75 al potere. Oggi e' un regime tranquillo (ossimoro), che si sta aprendo per sopravvivere al capitalismo, con molta cautela. Ci sono stati 10 anni di bombardamenti americani assolutamente massicci concentrati sul Laos nord orientale, che era zona del cammino di HoChiMin utilizzato dai Vietcong. Ma sono mancate atrocita' interne come in cambogia, caso unico credo per due volte hanno formato un governo di coalizione tra comunisti, filo americani e neutralisti, poi regolarmente saltato ma questo e' normale. Stasera prendo il bus della notte per Pakse (10 ore), terza tappa, sud del Laos. Ringrazio quelli che mi rispondono, io proseguo con la solidarieta' dei piu' e gli sberleffi di altri ... ma un po' di cinismo lo adoro :)

giovedì, aprile 17, 2008

Riflessione post elettorale

Oggi l'euforia ancora si spande specialmente per il Nord. Abbiamo vinto, abbiamo vinto... fosse il derby capirei. Ma ora? Quest'allegria mi sembra eccessiva e quest'euforia mi sa d'incoscienza. A quale progetto e a quale speranza di vita risponde e risponderà il Pdl che anch'io ho votato (e ancor mi duole il naso)? Il Silvio mi rappresenta? Non lo so, forse no. Ma il Silvio incarna ciò che per la sinistra è indifendibile: possibilità di ricchezza, anche, ma soprattutto l'apporto della persona alla politica e alla vita quotidiana del paese, la battaglia per difendere ciò che è concreto, il tentativo e l'intrapresa dell'uomo attaccato alla vita e alla ricerca sincera e appassionata del suo valore, anche sbagliando. Perciò l'ho votato. Eppure se la scelta è stata giusta, l'immagine di Giuliano, prima sceso in campo impegnato, poi attaccato nella sua guerra quotidiana e infine quasi spazzato con un manipolo di sparuti cavalieri, non m'abbandona. E mi sembra comunque d'aver perso almeno un po'. E poi, soprattutto, a quest'allegria diffusa manca quel velo di tristezza che ci rimanda al destino e al senso di ogni cosa, come diceva il Gius.

mercoledì, aprile 16, 2008

Lucio Lao, dalla Cambogia

Parte con oggi una nuova sezione su questo "blogghetto": si tratta del resoconto di viaggio in Cambogia di un amico, Lucio. Dopo aver letto il primo resoconto ho chiesto a "Lucio Lao" di poter pubblicare i suoi scritti e lui ha acconsentito. Ecco dunque per la prima volta, novità delle novità, un nuovo autore e un nuovo tema: non guareskjano, non politico, non finto letterario e probabilmente anche meno noioso del solito. Il primo resoconto di Lucio Lao è subito qui di seguito e lo metto io a nome suo, poi vedremo. Buona lettura dunque.

"Sono a Luang Prabang, nel Nord del Laos. Questa volta allargo il giro di mail, e spero che gli ignari destinatari non me ne vogliano ... :) Sono arrivato che stanno festeggiando il loro capodanno. Carino, il primo risultato e' che pago la stanza il doppio. Arrivo a Bangkok con Ethiad airways, pensavo fosse una low cost ... airbus nuovi di zecca, oro per colore sociale, posate di metallo e video on demand ... sono sponsor del chelsea e della ferraria Luang Prabang volo con un ATR ad elica colorato con pesciolini ed altre amenita' ... In aereoporto ho l'impressione di essere in un paese un po' diverso dal solito ... in banca sbagliano conti e mi danno soldi in piu' ... che daro' al primo tempio che visito. Poi inizio la vacanza con un gesto di rottura ... lascio la LP in stanza e esco :) Luang Prabang e' una piccola citta' tropicale, disposta alla confluenza tra il fiume Kahn e il Mekong. E' stata capitale per vari secoli del Laos quando era il 'regno del milione di elefanti', che ai tempi doveva suonareun po' come il nostro milione di baionette.E' stata poi indocina francese, ma i resti coloniali sono minimi. Molti templi, molti monaci arancioni, tantissimi bambini. Per il capodanno l'attivita' prevalente e' lanciarsi secchiate di acqua, un gesto di purificazione trasformato in divertimento. C'e' una sfilata di maschere, di gruppi vari e di bellissimi giovani in abiti tradizionali.Vado al trempio principale, il wat xieng thong, che e' una specie di cattadella recintata. C'e' una gran confusione: bancarelle, tutti che fotografano tutti, musica hip hop ad altissimo volume ... sento pure i black eyed peas, che mi piacciono ma in quel contesto non me li aspettavo!!! Le piu' fotografate sono le ragazze in abiti tradizionali, meravigliose. I monaci mi pare che vivano molto integrati con il resto della gente, alcuni fotografano a loro volta, nessuno da segni di fastidio per la confusione, molti sono giovanissimi. Per passeggiare lungo il mekong attarverso un ponte sgangherato di bamboo, 0,50 USD. Il livello dell'acqua e' basso, sulla riva una famiglia mi invita ai festeggiamenti.Bevono grappa locale e birra... poche parole in inglese e molti sorrisi. Arriva un monaco per celebrare una breve funzione, partecipano ubriachi e non, per poi ricominciare a bere. Vado ad aspettare da solo il tramonto, sdraiato sulla sabbia dove la corrente del kahn si mischia a quella del Mekong. Ci sono giovani monaci che giocano nell'acqua. Tra la luce e l'alcool ... e' il momento piu' bello. Lucio"

Onore a Giuliano Ferrara

Unico candidato "immolato" sul fronte della battaglia per la vita. Colpito da uova, ortaggi (e sedie), caduto per mancata strategia (non si capisce se sua o dei suoi potenziali alleati). Ma è vivo e lotta insieme a noi.

Franca Rame, il Papa, Ferrara e l´utero

Nel dopo elezioni chissà perché si trovano vere chicche, eccone una: "Ai tempi del femminismo ci dicevano che le donne sono isteriche perché hanno invidia del pene, ora noi possiamo dire che Giuliano Ferrara e Sua Santità hanno invidia dell´utero". Lo ha detto Franca Rame, nel suo intervento ad un´assemblea degli studenti del liceo classico Mamiani, a Roma (da La Repubblica del 29 febbraio 2008). Proprio vero che l'onestà intellettuale paga.

mercoledì, aprile 09, 2008

Grillini e la pedofilia

Grillini, il capo dell'Arcigay, il suo presidente onorario e il suo leader di fatto, ha manifestato in passato la sua "simpatia" per la pedofilia. Una simpatia non esplicitamente dichiarata in realtà ma piuttosto quasi detta e lasciata come sospesa: accadde una volta, qualche anno fa, in una trasmissione televisiva che non so più se era da Costanzo o a Porta a Porta... . Qui Griilini affermava diceva che, secondo lui, "i bambini spesso, maliziosamente, provocano con lo sguardo l'adulto". Capito? Ora però non riesco a trovare né la traccia né la trascrizione di quell'intervento. E mi sa che non è un caso. Se qualcuno ricorda o ha archiviato qualcosa mi segnali, per cortesia, gli estremi dell'intervento. Grillini comunque è manifestamente simpatizzante per la pedofilia: nei fatti se non nella dichiarazione che più non si trova. Perché tutte le volte che si tocca l'argomento pedofilia la sua argomentazione e risposta è: "guardiamo alla pedofilia nella Chiesa, invece... ". Perchè "invece"?

Secondo omaggio a Giuliano Ferrara (Palermo)


Secondo uovo lanciato, a Palermo, a Ferrara. La risposta con lancio di fiori.

martedì, aprile 08, 2008

Lasciamoli vivere un po' a "comacchio"...

Quando studiavo (si fa per dire) le tecniche della comunicazione (senza imparare realmente a usarle, come del resto è avvenuto per tutto ciò che pur con fatica ho studiato) c'era una bella teoria che definiva le possibilità di lettura e comprensione di un testo, anche scritto, ma soprattutto filmico o televisivo, sulla base del coesistere dell'intreccio dei suoi autori nella creazione del testo stesso. Diceva in altre parole, la teoria, che alla creazione del testo non partecipa solo l'autore in senso stretto ma anche, per esempio, l'emittente e il canale. Per farla breve è come dire che se i vangeli vengono venduti alle librerie paoline non è la stessa cosa che se li pubblica a puntate l'Unità. Vero. C'è un'intenzione dell'editore o dell'emittente, della casa di produzione, del canale e comunque degli altri altri attori che partecipano al flusso della comunicazione e lo consentono, che non coincide necessariamente con quella dell'autore, ma anzi, e che dunque prende parte alla creazione del testo. La teoria sosteneva poi che addirittura il lettore o il pubblico partecipano alla produzione testuale. Ora, un blog non è un media in senso tradizionale, e meno che mai di massa, ma è certamente un media innovativo tramite il quale, è innegabile, il pubblico può partecipare alla creazione del testo. Questa lunga premessa serve per dire che: su vivereacomo.com c'è un post che dice una certa cosa (condivisibile o meno, non m'interessa); gli annunci di Google che l'amministratore del blog ha sottoscritto sembrano dirne un'altra. E' ridicolo! Però, per ora, nessuno ha fatto una piega. Adesso quasi quasi vado di là, gli rompo le palle su questo tema e vediamo che succede (magari niente, boh). Ma no, dai.... fa niente. Ciao

lunedì, aprile 07, 2008

E' nata prima la Lav, i verdi o la gallina?

Dialogo immaginario, a commento di una grigliata mista, con interlocutori della Lega antivivisezione (e simili). La carne, la carne sempre la carne: è un omicidio, una strage. Ed ecco i risultati di questa strage: già era pazza la mucca, oggi anche le galline in gabbia impazziscono e addirttura diventano cannibali e si mangiano fra di loro. Impressionante, mangerò maiale. I maiali sono costretti a rotolarsi tutto il giorno nel fango degli allevamenti: vergogna. E le scrofe? Pure loro poracce: ci vorrebbe anzi un 9 marzo, giornata della scrofa liberata dal giogo (o gioco) del fango. E le vacche da latte anche loro? Anche loro, le mucche e non vacche che è dispregiativo, tutto il santo giorno a farsi tirare le tette da chi le munge. E le oche allora. Così anche le oche, costrette a ingozzarsi per il fois gras. Va bene, allora mangio solo pesce. Sì, e i pesci poveretti con quell'amo in bocca? Meglio vegetariani allora? Eh, si... e le carotine secondo te non sentono niente? E le foglioline d'insalata e le erbette che, si sa, crescono meglio con la musica classica? Va bene, vivrò di solo miele... E le api, sfruttate come povere operaie senza neanche un sindacato? ... Va bene mi lascio morire lentamente e sia come Dio vuole. E la cassa da morto? Pinete abbattute per il tuo egoismo! Crematemi allora... E lo spreco energetico per produrre tutto quel calore? Va bene lasciatemi morire di fame e imputridire nell'erba. Inquinatore, vergognati!
E allora vaffanculo...! Non si dice culo, si dice gay.

Provocazione

"Non può esserci esperienza di libertà al di fuori di un reale appagamento del desiderio."


E' vero?

Ho detto culo!

La sapete quella del nonno che vedendo una bella ragazza in minigonna a pois (chissà poi perché proprio a pois) dice: "che bel culo". E la nipotina chiede: "cos'hai detto?" e lui si abbarbica tra risposte insensate dopo aver mentito rispondendo: "cuculo". E lei poi comincia a scassargli la uallera per mezz'ora e lui alla fine ammette di aver detto "culo" pur di farla smettere di scassare? Ecco: uguale. Ho affrontato un po' di temi politically uncorrect ultimamente, tra cui omosessualità e dico, mica, meco, teco, telo torno a dir di nuovo... Ho mollato il colpo. Not possible: bisogna dire che gli omosessuali sono un'unione "feconda" do you rend cont? Se no te fanno fuori, ti ammorbano di ramanzine: forse non sai cosa dici, sei retrogrado, razzista, omofobo. Sì sono omofobo. E credo che essendo omofobo potrò meglio tutelare: Dio, famiglia e nazione. Sono cattolico, apostolico, romano e ho detto culo. Culo. Non "omosessuale", ma "culo". Ho detto culo. E anche negro, toh.

Please, leave a comment. Please...

La mia visibilità, bella o brutta che sia, me l'ottengo scassando sui blog altrui che prima o poi casseranno il mio accesso nella "Lista di tutti i blog politically correct del mondo" in via di compilazione ma, ne sono certo, "prossimamente online". Ma chi se ne impiffera. Questo mio blog, invece, ha tre commenti. Forse contando anche quelli vecchi e quelli finti arriviamo a cinque. Mai avuto un obiettivo numerico del resto: mi piace scrivere, mi rilassa, mi diverte. Anche se tutti in realtà scriviamo per un pubblico, come diceva un amico, va bene comunque; mi esercito così in velocità di battitura, prontezza della risposta, riduzione al minimo dell'inevitabile refuso. E poi per me questo è meno di un diario: è un archivio, solo un archivio. Quindi, fatta questa premessa da paraculo, dico: ma come mai ci sono blog che, invece, esistono da anni, affrontano temi impegnati e progressisti, se la cacciano a diecimila e nonostante la somma di tutti questi fattori il prodotto non cambia, hanno cioè "nessun commento" per ogni post? Boh (mica invieranno tutto via email a una lista segreta di lettori aficionados che sempre solo via email rispondono? mah) vai a saperlo. Del resto, meglio pensare a sé: dico cose noiose e arretrate per i più; rompo i coglioni a mille; faccio montare la rabbia ad altri e perdo ore di sonno io. Ma non è ora di smetterla? Sento un coro di sì. Adesso ci penso.

sabato, aprile 05, 2008

Dico la mia

Dico la mia sulle coppie etero e omo, dico, teco, meco, pacs e fax. E' un'illusione ritenere che tutto ciò che è differente da ciò che già esiste sia anche nuovo, sia bene, sia giusto; e la proposta dico/pacs è alla fine questo: desiderio di affermare che ciò che è diverso debba per forza essere nuovo, originale e positivo. I diritti non c'entrano. Le coppie etero che già convivono vagli a chiedere se passerebbero alla formula pacs o dico: se ne stanno e staranno così. La proposta serve a far passare l'unione gay. Dov'è il fondamento di questa unione, quale progetto si pone, quale modello di vita e società propone? Quelllo del gay pride? Quello delle piume e del trucco e delle vocine finte? Questa è volontà, pur legittima, di trasgressione ma non è non può diventare progetto di società. Che non può coincidere, cioè non è mai accaduto, con le voglie pur legittime, ripeto, neppure di una maggioranza.

venerdì, aprile 04, 2008

Omaggio a Ferrara (attaccato con uova a Bologna)


Lanciato un uovo a Ferrara: lui raccoglie un ortaggio (pomodoro) e lo rilancia tra il pubblico.

In ricordo di Karol Wojtyla

La Polonia. Quando è morto Giovanni Paolo II (ma a me piaceva e piace molto chiamarlo Wojtyla) era forse di sera tardi, non ricordo bene, non so: la prima è stata forse una falsa notizia circolata chissà come. Poi dopo, appena certo, giù in macchina a Roma e poi indietro in giornata la sera stessa. Pochi giorni dopo il funerale: giù di nuovo, stavolta in treno, e notte in piedi, ma in piedi vero. In piedi di fianco a dei polacchi, austriaci, anche romani che abitavano lì ma erano scesi in strada. E una compagna di viaggio tirata su a Bologna che doveva scendere a Firenze e ci ha seguiti: "mamma vado al funerale del Papa, ciao". Roba da matti, ma matta non era. Mia figlia era dapprima quasi allibita: ma cosa succede, come fa questa a venire con noi? Ma si forma così un gruppetto di cinque o sei raccattati per strada: mia figlia, io, Carlo, un marito e moglie di Firenze, la ragazza salita a Bologna che doveva scendere a Firenze ma non è scesa, altri due o tre. Mia figlia è contenta di vedere che qualcuno si unisce: è prima come detto quasi incredula e poi felice. Intuisce che non è un caso del tutto casuale... Del giorno dopo, prima in via della Conciliazione e poi in piazza San Pietro, non dimenticherò quelle pagine che volavano, quella grande cassa di legno, che ispirava familiarità, quel vento.
Anni prima era morto mio padre all'improvviso dopo un'operazione di quattro bypass al cuore che si erano richiusi tutti e quattro contemporaneamente. Tutti e quattro insieme: è la prima volta che ne scrivo, credo. Ero uscito dalla sala di terapia intensiva alle 5 di quella domenica pomeriggio ed ero andato a Milano da amici. Mia madre mi avrebbe sostituito di lì a breve. Vado? dissi. Vai. C'era un pensiero che mi turbava incessante. Vado, ciao. Al ritorno a casa, gente per la strada che mi aspettava: all'inizio della via, più avanti, davanti a casa. E' successo qualcosa, mi dicono. Cosa? Non preoccuparti, andiamo.
Pochi anni dopo quando mia madre se ne va è diverso. Un pensiero triste e una schiacciante malinconia mi prendono improvvisamente quando viene ricoverata ancora una volta per quella tosse incessante. La sera tornavo a casa e non mi abbandonava il pensiero che lei non sarebbe tornata più e che sarei rimasto solo. Ricordo ancora il suo ultimo respiro.
Dei miei genitori mi resta un ricordo dolce, struggente e incompleto: dall'infanzia ai venti e passa anni. Di Karol Wojtyla il ricordo della Polonia: la terra dei miei avi, il paese lontano di cui porto orgogliosamente addosso un barba rossa che forse ancora s'intravede e il ricordo del pellegrinaggio da Warsavia a Chestockowa: campagne, fienili, delle belle ragazze dalle gote arrossate e con quel volto familiare, simile a quello di mia madre, il camminare a piedi per decine di chilometri. Le spie del regime comunista, i volantini clandestini di Solidarnosc trafugati con l'ingenua baldanza di chi avrebbe voluto quasi restar lì per sentirsi a casa.
Quando penso a Wojtyla penso alla Polonia, penso a quel paese lontano, a "quella terra misteriosa dove ognuno vuol tornare". L'ultimo di famiglia a vedere Wojtyla, è stato mio figlio: era a Roma e lo ha visto affacciato alla finestra dell'ospedale. Ne sono contento e orgoglioso per me e per lui.

martedì, aprile 01, 2008

Il gioco delle tre carte

Ci sono tre carte abilmente manovrate da un giocatore sulla superficie di un banchetto che viene montato e smontato velocemente. Lo monta e arrivano i clienti, ovvero i primi curiosi, tutti gettano l’occhio, qualcuno passa e va e qualcuno si ferma. Chi si ferma viene facilmente gabbato, ma anche chi fa una sosta breve o solo rallenta il passo fin quasi a fermarsi rischia: la cerchia dei compari lo attornia, lo invischiano e andarsene è difficile. A volte al posto delle tre carte c’è un tris di bussolotti o campane: sotto c’è una pallina che sembra scomparire e riapparire magicamente. Il gioco ammalia ancora nei mezzanini delle metropolitane milanesi, magari alla fermata di Centrale prima della scalinata che porta in stazione. Chi ha provato a fermarsi una volta ricorda bene i soldi spariti e, dice qualcuno, anche le non troppo velate minacce fatte da un compare che ti porta ammiccante in disparte per dissuaderti da eventuali troppo pubblicitarie lamentele. E' cronaca anche di questi giorni su una tal area di servizio autostradale, nei pressi di Napoli. Così, qualcosa di simile capita ancora. E può capitare anche sui blog: provando a girare un po' si capisce che è così. La cosa difficile è invece, talvolta, capire chi muove le carte e chi è il cliente gabbato. Ciao.