Ferrara sì, Ferrara no...
Ho sempre contestato la frase "solo i cretini non dubitano mai".
Afferma il dubbio come metodo di affronto della realtà, pensavo.
A volte però qualche dubbio ci vuole. Ecco per esempio cosa dice, su Famiglia Cristiana, Giorgio Vittadini il fondatore della Compagnia delle Opere sull'onda e sulla spinta di una profonda e vera amicizia con don Giussani. Fa riflettere su alcune scelte "di schieramento".
"Un cristianesimo corporativo, che si erge solitario e orgoglioso a difesa dei valori, gioca male i suoi talenti e si emargina. Invece i cattolici spiegano, anche se qualcuno non vuol capire, che solidarietà, rispetto della vita, promozione della famiglia, salvaguardia del lavoro, sussidiarietà, possono essere cose buone per l'intero Paese."
Torto non ha.
venerdì, febbraio 22, 2008
Pro e contro
Si passano giornate, la vita, a valutare i pro e contro di qualsiasi scelta. Questo sì quest'altro no quest'altro forse. Più importanti sono le scelte, più valutiamo attentamente: lavoro, casa...
E poi ci sono scelte che non si fanno valutare. Come un figlio.
Quando si è fatto vivo, s'incasina tutto: saltano i pro e i contro.
Perché? Sragioniamo o ragioniamo?
Dico che è come se fossimo tutti uguali, ed è così. Ma non siamo davvero tutti uguali, non è così. Idee, pensieri, sofferenza, pensieri di sofferenza e malattia.
Ogni uomo, ogni donna, un caso.
Eppure sul tema "aborto no grazie" consenso e sforzo di consenso sembra giungere da ogni dove.
Eppure non da ogni dove: c'è chi, e sono molti, s'incazza tanto.
La scelta è secca fra pro e contro (life e choice)? C'è un terreno comune su cui lavorare, un ambito pratico su cui ragionare? O è meglio a chi dice "il corpo è mio" opporre solo il voto?
Insomma moratoria come battaglia culturale o come partito? E che partito?
E poi ci sono scelte che non si fanno valutare. Come un figlio.
Quando si è fatto vivo, s'incasina tutto: saltano i pro e i contro.
Perché? Sragioniamo o ragioniamo?
Dico che è come se fossimo tutti uguali, ed è così. Ma non siamo davvero tutti uguali, non è così. Idee, pensieri, sofferenza, pensieri di sofferenza e malattia.
Ogni uomo, ogni donna, un caso.
Eppure sul tema "aborto no grazie" consenso e sforzo di consenso sembra giungere da ogni dove.
Eppure non da ogni dove: c'è chi, e sono molti, s'incazza tanto.
La scelta è secca fra pro e contro (life e choice)? C'è un terreno comune su cui lavorare, un ambito pratico su cui ragionare? O è meglio a chi dice "il corpo è mio" opporre solo il voto?
Insomma moratoria come battaglia culturale o come partito? E che partito?